Applicazioni off-label del metodo filologico

Sin dalla sua costituzione, il nostro centro ha attivato una serie di corsi che prevedono l'applicazione off-label del metodo filologico. 

Cos’è il metodo filologico?

Per rispondere, iniziamo col chiarire cos’è la filologia. Il termine filologia deriva dal greco e significa ‘amore per la parola’ o anche ‘amore per il discorso’ (philos + logos). La disciplina si occupa, dunque, di testi scritti e sarebbe pletorico insistere sull’importanza, nella storia dell’umanità, della parola scritta. I primi filologi furono gli studiosi alessandrini che curarono le edizioni dell’Iliade e dell’Odissea per evitare che ne circolassero versioni scorrette.

Lorenzo Valla, dimostrò, nel 1440, tramite un’analisi filologica, la falsità della famosa Donazione di Costantino, Erasmo da Rotterdam applicò il metodo filologico alle Sacre Scritture, scoprendo diversi errori nelle traduzioni dall’aramaico al greco e dal greco al latino. Quindi, per tornare alla domanda iniziale, il metodo filologico è (secondo la definizione classica) quel complesso di indagini che mirano a riportare un testo alla sua forma originaria (liberandolo da errori e rimaneggiamenti), a interpretarlo, a precisarne (quando vi siano dubbi) l'autore, il periodo e l'ambiente culturale; un metodo che implica applicato all'ambito dei verba (parole) o delle res (fatti), che implica una ricerca paziente della verità, a partire dai piani microstrutturali del sapere che permettono di rettificare e a volte di sovvertire i massimi sistemi, attraverso distinte fasi di lavoro sui testimoni (di un testo manoscritto o a stampa).

Il filologo è, quindi, un vero e proprio paziente investigatore: deve capire se il testo che analizza è “autentico” (dell’autore o dell’epoca a cui convenzionalmente lo si attribuisce) oppure chi, tra i suoi testimoni, sta dicendo una o più ‘bugie’.

Quindi, il metodo filologico è, innanzitutto, prima ancora che una tecnica, un atteggiamento, un modus vivendi et operandi che permette al filologo di gettare uno sguardo critico su tutto ciò con cui è confrontato, specie quando si tratta di testi scritti. 

A quali ambiti applicare il metodo filologico?
Il metodo filologico, assai fecondo, può essere applicato a vari ambiti. 
Viviamo un’epoca definita di "post verità", o
post-truth, termine usato per la prima volta, stando all'Oxford Dictionary, nel 1992 dalla rivista statunitense The Nation, in un articolo sullo scandalo Iran-Contra e sulla prima guerra del Golfo. Se il filologo è un investigatore che cerca lentamente, minuziosamente, la verità e che ha imparato ad applicare un procedimento grazie al quale, nel momento in cui interroga i testimoni e analizza gli elementi a sua disposizione, scova l’errore e individua chi ha manipolato la fonte, ne consegue che il metodo filologico può essere applicato, ad esempio, per smascherare, alla Valla, le cosiddette bufale o “fake news”, come ci spiega il Prof. Lagomarsini in un utile video.


Non solo, trattandosi di metodo volto alla conservazione delle vestigia del passato, il metodo filologico può essere applicato a qualsiasi settore che preveda la necessità di un restauro: ad esempio, alla materia e al testo di un film; esiste infatti la Filologia del Cinema, una disciplina che analizza originalità, riproducibilità, versioni e varianti, materia e testo, lacune e frammenti, preservazione, restauro e ricostruzione di un film. In architettura, Camillo Boito (1836-1914) ha indicato alcune regole del restauro filologico di un’opera. Ma esistono anche la Filologia della Moda, che prevede la creazione e lo studio di archivi e raccolte di case di moda o di costumi di scena, che documentano la storia di alcune fra le più importanti maisons di alta moda o sartorie teatrali; la Filologia Enologica, che ha riportato in vita, ad esempio, la Falanghina dei greci, o grazie alla quale l’esperto enologo Luca Maroni ha identificato, a Milano, il punto esatto in cui  si trovavano i filari della vite di Leonardo da Vinci, di tipo Malvasia dei Colli Piacentini; la Filologia della Musica, nata contemporaneamente alla storiografia musicale, nel momento in cui si avvertì la necessità di  restaurare la lezione originale di un testo musicale (oggi esistono interessanti progetti anche di Filologia della Musica Pop, come quello italiano curato dal batterista Antonio Di Lorenzo).

Su questa pagina pubblicheremo, prossimamente, una serie di videoconferenze dedicate al tema dell'applicazione off-label del metodo filologico.

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